In Basilicata aumentati gli incendi, Matera provincia più colpita

I dati di Legambiente relativi al 2025

venerdì 17 luglio 2026 10.07
Legambiente ha presentato il report ''L'Italia in fumo'' dal quale emerge un aumento dei danni al patrimonio boschivo e ambientale della Basilicata. L'anno scorso la superficie di territorio percorsa dal fuoco è stata più del doppio di quella del 2024 (4612 ettari nel 2025 mentre nel 2024 erano 1962 ettari) con un aumento anche nel numero degli eventi da 47 a 63.

Per quanto riguarda il dato provinciale, Matera nel 2025 ha registrato una superficie bruciata di 2570 ettari (al 12° posto nazionale) mentre la provincia di Potenza ha avuto una superficie percorsa pari a 2042 ettari (al 13° posto in Italia). Il dato parziale del 2026, dal 1° gennaio al 15 giugno, per ora registra un aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sia nelle superfici percorse (da 14 a 25 ettari) che nel numero di eventi (da 2 a 5).

Per quanto riguarda i dati sulle illegalità legate agli incendi di vegetazione, nel 2025 in Basilicata ci sono stati 4491 controlli da parte delle forze dell'ordine, sono stati accertati 349 reati (quasi il 10% del totale delle infrazioni in Italia nel settore), ci sono state 34 denunce e 3 sequestri, 96 illeciti amministrativi con relativa sanzione.

Restando al territorio lucano, Legambiente rileva quale ''elemento particolarmente critico per la Basilicata nella prevenzione degli incendi di vegetazione'' la pratica della bruciatura dalle stoppie e dei residui agricoli e la gestione delle fasce tagliafuoco (le cosiddette precese). La normativa vigente in Basilicata per la bruciatura delle stoppie è principalmente la legge regionale n. 13 del 2005, integrata da alcune modifiche successive; in particolare la legge regionale di modifica n. 2 del 2021 ha ristretto l'obbligo di realizzare le fasce tagliafuoco (precese) ai soli proprietari o conduttori che intendono praticare la bruciatura delle stoppie, escludendoli per coloro che non la praticano. Secondo Legambiente, ''la conseguenza di questa modifica normativa è una diminuzione dell'efficacia preventiva contro gli incendi boschivi, con un aumento del rischio per i boschi e le aree agricole confinanti'' perché ''ha alleggerito l'onere per molti agricoltori ma ha contestualmente ridotto il livello di sicurezza collettiva, scaricando la responsabilità della prevenzione principalmente su chi decide di bruciare, con il rischio concreto di una minore protezione del territorio dagli incendi''. Per questo si chiede ''una modifica della legge regionale sugli incendi boschivi che preveda l'obbligatorietà delle precese sempre. Se il proprietario del campo decide di non bruciare gli si riconosce un incentivo sia per la mancata bruciatura che per la realizzazione della precesa. Se invece decide di bruciare non ha incentivi e la precese è a spese sue''.