Natuzzi: non c'è accordo tra azienda e sindacati
Va a vuoto il vertice a Roma
martedì 17 marzo 2026
Non c'è l'accordo tra Natuzzi e i sindacati. La lunga riunione di ieri al Ministero delle imprese e del made in Italy si è concluso senza il raggiungimento di un'intesa. Nonostante i vari tavoli che si sono riuniti prima a Bari, in Regione, e poi al Ministero, le parti restano lontane. La previsione degli esuberi e della dismissione degli stabilimenti di Jesce 2 Santeramo e di La Martella è rimasta nel piano industriale. I sindacati, invece, insistono per il rientro delle produzioni dall'estero (Romania).
Alla riunione di ieri nella sede del Ministero hanno partecipato l'azienda, i sindacati, i rappresentanti delle Regioni Puglia e Basilicata. Il Ministero ha comunicato l'esito del tavolo: "L'azienda, sottolineando la difficile situazione economica e finanziaria del gruppo, ha ribadito le condizioni per un accordo: la chiusura del sito di Jesce 2 e la vendita dello stabilimento di Ginosa (già oggi non utilizzato), l'aggregazione di imprese, l'esodo volontario di circa 400 lavoratori prossimi alla pensione, la ricollocazione in imprese del territorio di almeno altre 300 persone; il tutto accompagnato da un piano di investimenti di oltre 50 milioni nel triennio 26/28. Le organizzazioni sindacali, contrarie all'intesa nelle attuali condizioni, hanno invece ribadito la richiesta di un accordo sull'incentivazione all'esodo come condizione imprescindibile per la prosecuzione delle trattative e per il possibile raggiungimento di un accordo definitivo". Il Ministero ha richiamato le parti a comportamenti che non compromettano l'obiettivo di un accordo ed ha confermato la propria disponibilità a riconvocare le parti non appena si registrassero posizioni più costruttive e orientate alla definizione di un'intesa.
Cgil, Cisl e Uil "auspicano dialogo per internalizzazioni e tenuta perimetro industriale".
"Il ciclo d'incontri si è concluso senza raggiungere alcun accordo", rende noto Cobas-Lp che "conferma la disponibilità al confronto con l'azienda, ma non può accettare soluzioni già individuate dall'azienda che sono basate solo su esternalizzazioni di produzioni e dismissioni di stabilimenti".
Il piano industriale della Natuzzi è triennale, prevede investimenti in ricerca e innovazione, ma sull'occupazione deve fare i conti con una riduzione notevole delle commesse. Un calo provocato dallo scenario internazionale costellato da guerre e anche dai dazi negli Usa.
Alla riunione di ieri nella sede del Ministero hanno partecipato l'azienda, i sindacati, i rappresentanti delle Regioni Puglia e Basilicata. Il Ministero ha comunicato l'esito del tavolo: "L'azienda, sottolineando la difficile situazione economica e finanziaria del gruppo, ha ribadito le condizioni per un accordo: la chiusura del sito di Jesce 2 e la vendita dello stabilimento di Ginosa (già oggi non utilizzato), l'aggregazione di imprese, l'esodo volontario di circa 400 lavoratori prossimi alla pensione, la ricollocazione in imprese del territorio di almeno altre 300 persone; il tutto accompagnato da un piano di investimenti di oltre 50 milioni nel triennio 26/28. Le organizzazioni sindacali, contrarie all'intesa nelle attuali condizioni, hanno invece ribadito la richiesta di un accordo sull'incentivazione all'esodo come condizione imprescindibile per la prosecuzione delle trattative e per il possibile raggiungimento di un accordo definitivo". Il Ministero ha richiamato le parti a comportamenti che non compromettano l'obiettivo di un accordo ed ha confermato la propria disponibilità a riconvocare le parti non appena si registrassero posizioni più costruttive e orientate alla definizione di un'intesa.
Cgil, Cisl e Uil "auspicano dialogo per internalizzazioni e tenuta perimetro industriale".
"Il ciclo d'incontri si è concluso senza raggiungere alcun accordo", rende noto Cobas-Lp che "conferma la disponibilità al confronto con l'azienda, ma non può accettare soluzioni già individuate dall'azienda che sono basate solo su esternalizzazioni di produzioni e dismissioni di stabilimenti".
Il piano industriale della Natuzzi è triennale, prevede investimenti in ricerca e innovazione, ma sull'occupazione deve fare i conti con una riduzione notevole delle commesse. Un calo provocato dallo scenario internazionale costellato da guerre e anche dai dazi negli Usa.