Sindacati: piano Natuzzi non va bene, protesta a Roma
Il 2 marzo incontro decisivo nella sede del Ministero
mercoledì 25 febbraio 2026
8.59
Dopo i tavoli di confronto convocati dalla Regione Puglia, si rompe il dialogo tra la Natuzzi e i sindacati. Sono in ballo molti posti di lavoro e la possibile chiusura di uno stabilimento del gruppo. Ci sono incertezze anche per la fabbrica di La Martella. Incontro decisivo il 2 marzo a Roma, nella sede del Ministero delle imprese e del made in Italy.
Secondo i sindacati: "Il piano presentato non convince affatto: rischia di determinare un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per le lavoratrici e i lavoratori e senza nessuna prospettiva per una definitiva uscita dall'utilizzo degli ammortizzatori sociali, vanificando anche il lavoro di sintesi fin qui svolto al tavolo con le regioni Puglia e Basilicata".
I sindacati incalzano: "Invece di investire e innovare, si prosegue con i tagli: confermata la chiusura dello stabilimento di Jesce 2, in una rappresentazione confusa che elimina solo postazioni generando ulteriori inefficienze e non permettendo nei fatti il rientro della produzione dalla Romania. Il nuovo assetto proposto non risolve le criticità, ma le aggrava. I numeri mostrati parlano di una sospensione media della Cassa integrazione straordinaria del 45%. E' un colpo durissimo ai salari che peggiorerà la situazione economica delle famiglie. Di fatto, questa impostazione crea un nuovo e ulteriore esubero rispetto a quello attuale, rendendo la precarietà una condizione strutturale e non temporanea".
Le organizzazioni sindacali hanno annunciato un presidio davanti alla sede del Ministero il 2 marzo.
Secondo i sindacati: "Il piano presentato non convince affatto: rischia di determinare un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per le lavoratrici e i lavoratori e senza nessuna prospettiva per una definitiva uscita dall'utilizzo degli ammortizzatori sociali, vanificando anche il lavoro di sintesi fin qui svolto al tavolo con le regioni Puglia e Basilicata".
I sindacati incalzano: "Invece di investire e innovare, si prosegue con i tagli: confermata la chiusura dello stabilimento di Jesce 2, in una rappresentazione confusa che elimina solo postazioni generando ulteriori inefficienze e non permettendo nei fatti il rientro della produzione dalla Romania. Il nuovo assetto proposto non risolve le criticità, ma le aggrava. I numeri mostrati parlano di una sospensione media della Cassa integrazione straordinaria del 45%. E' un colpo durissimo ai salari che peggiorerà la situazione economica delle famiglie. Di fatto, questa impostazione crea un nuovo e ulteriore esubero rispetto a quello attuale, rendendo la precarietà una condizione strutturale e non temporanea".
Le organizzazioni sindacali hanno annunciato un presidio davanti alla sede del Ministero il 2 marzo.