Mulino Alvino
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Vita di città

Cotugno attacca: "Dove sono finiti i lavori al Mulino Alvino"

L'accordo con la Cogem prevedeva alloggi, ma anche la riqualificazione della storica struttura di Leonardo Ridola

Una lettera decisa, sentita e particolarmente piccata quella inviata dal consigliere comunale Pd, Angelo Cotugno, al proprio sindaco, agli assessori competenti, ai dirigenti di settore e alle testate giornalistiche. Bisogna mettere immediatamente mano al provvedimento inerente la riqualificazione del Mulino Alvino. Non c'è più tempo da perdere. Angelo Cotugno sottolinea, a margine della sua missiva, come "Le mie domande in un paese normale sarebbero considerate assurde o inutili, perché in un paese normale non accadrebbe ciò che si verifica a Matera, città peraltro candidata a Capitale europea della cultura", ma purtroppo nella condizione attuale si sono rese necessarie.

"Nonostante l'obbligo di presentare il progetto esecutivo di riqualificazione del Mulino Alvino entro sei mesi - spiega nella sua comunicazione il consigliere del Partito Democratico - dalla concessione del permesso a costruire 42 alloggi in via Dante, e nonostante ben due proroghe (la seconda forse neanche formalizzata), ad oggi la città e il Consiglio comunale non conoscono in che modo lo storico edificio di via Marconi sarà riqualificato".

Una grave mancanza, se si pensa che: "Come è noto, il Comune di Matera ha consentito alla ditta Cogem Spa di abbattere alcuni silos dello storico Mulino Alvino (in quanto non facenti parte del progetto originale dell'edificio progettato da Leonardo Ridola), e di realizzare parte delle volumetrie abbattute in un'altra area (zona nord di via Dante) costruendo 42 abitazioni residenziali laddove la programmazione urbana prevedeva verde pubblico. Il Consiglio comunale ha istituito una commissione speciale che ha elaborato e depositato in Comune una relazione, che interroga sulla legittimità di alcuni atti dirigenziali sui quali pende anche un ricorso al Tar da parte di un gruppo di cittadini (secondo cui gli atti del dirigente avrebbero esautorato le prerogative del Consiglio comunale)".

"Il dirigente del settore Urbanistica, il sindaco e l'assessore competente - attacca Cotugno - dovrebbero spiegare come mai è stata concessa la proroga dei termini, nonostante il permesso a costruire sia stato rilasciato prima ancora della Convenzione da sottoporre all'approvazione del Consiglio comunale. Dovrebbero informare quali funzioni i progettisti hanno collocato nel Mulino Alvino, perchè nonostante le prescrizioni indicate nel permesso a costruire i lavori sono sostanzialmente fermi e non c'è alcun progetto, e sottolineo alcun progetto, in particolare funzionale che riguarda la struttura del mulino. Il vecchio mulino è un pezzo importante della storia industriale, sociale, economica e culturale materana quindi di fatto, se pur proprietà privata, patrimonio collettivo da riqualificare e valorizzare".

Le idee iniziali, e gli accordi intercorsi erano chiari. "La proposta della Cogem Spa prevedeva con la costruzione di alloggi in via Dante, la ristrutturazione e riqualificazione funzionale del Mulino Alvino. Per il Mulino un vero progetto industriale che avrebbe attenuato i sospetti sull'interesse, unico, edilizio della società. Per dare maggiore credibilità al progetto furono chiamati importanti professionisti, che presentando e firmando quelle proposte, ci hanno messo tutta la loro professionalità. Perchè nessuno di quei professionisti sente il dovere di dare una qualche spiegazione o rassicurazione. Perchè non hanno ancora presentato la proposta di ristrutturazione e riqualificazione funzionale del mulino" si chiede ancora Angelo Cotugno.

Inoltre, le problematiche potrebbero essere anche di natura differente, come la sicurezza, che Cotugno cita per ultima, ma senza tralasciarne l'importanza. "Questione non secondaria è quella relativa alla sicurezza statica dell'edificio, dal momento che i tecnici e i progettisti dell'impresa avevano da subito evidenziato che Mulino Alvino presenta una facciata solida, ma internamente parecchie aree crollate e degradate, e che, a maggior ragione a seguito della demolizione dei silos, sarebbe stato necessario intervenire tempestivamente per mettere tutto in sicurezza".
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