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Scuola e Lavoro

In Basilicata non si lavora

Dati Istat, -5mila posti di lavoro nel 2013

Forte recessione nel mondo del lavoro lucano. Continua a subire danni il livello occupazionale in Basilicata.

I dati diffusi dall'Istat parlano di una perdita di cinquemila posti di lavoro nel 2013 e dell'aumento del tasso di chi cerca occupazione dal 12,6 del 2012 al 16,63% (media nazionale 12,9) del 2013, mentre aumentano di 9 mila unità i disoccupati. Gli occupati complessivamente passano da 186 a 181 mila. Una divisione che porta gli impiegati a dividersi in: agricoltura 14.000, industria 50.000 e 117.000 nei servizi. Il tasso di occupazione della forza lavoro passa dal 47,2% al 46,3%.Le cifre relative ai lavoratori interessati alla mobilità sono in aumento e la tendenza, senza inteventi significativi di politiche attive e nei punti di crisi, allargherà ulteriormente questo dato.

Inoltre, circa 108 mila lavoratori lucani disoccupati o inoccupati sono interessati dalla Cassa integrazione, tra questi 61 mila: il 35% possiede la licenza media, il 27% quella elementare, oltre il 10% laureati mentre i diplomati sono il 28%. Sono dati che parlano chiaro sulla struttura e qualità della disoccupazione. Dei 47 mila disoccupati il 34% possiede la licenza elementare, il 28% la licenza media inferiore gli altri sono diplomati e lo 0,3% possiede la laurea.

In questo quadro non si hanno più notizie della predisposizione del piano annuale e triennale del lavoro. A gennaio 2013 Alessando Leon del Cles, incaricato dalla Regione, indicò a Potenza le linee essenziali del documento. Al momento non si conoscono gli esiti. Tutto questo incide sulla programmazione della Regione e aggrava la condizione dei disoccupati e non tutela i livelli produttivi, il lavoro ed il reddito.

Si doveva puntare anche sulla formazione continua della forza lavoro specie quella non occupata e in attività legate alla riconversione e allo sviluppo delle attività manifatturiere oltre a definire un grande piano per la neo alfabetizzazione formativa e investimenti per consolidare e sviluppare la base produttiva come è accaduto negli anni dal sessanta all'ottanta del secolo scorso. Nulla e' accaduto e le conseguenze si vedono.

In attesa di conoscere il destino del piano pluriennale lavoro occorre urgentemente riprendere il tema del reddito minimo garantito ed i lavori di pubblica utilità: non ci sono alternative nel medio e breve periodo per creare occupazione, difendere e alzare i redditi. La spesa ipotizzata a livello nazionale per il reddito minimo e formazione delle varie proposte si attesta sui 20 miliardi annui.

Sulla base di questi paramenti in Basilicata la spesa può essere anche di 150/200 milioni all'anno. A livello regionale, in attesa della approvazione della norma nazionale, può essere supportata rimodulando il bilancio regionale di previsione che ha una potenziale posta finanziaria, residui compresi, di oltre 4,5 miliardi di euro. Poi c'è la programmazione dei fondi europei 2014/20 oltre alla coda del 2007/13. Ci sono risorse che possono essere salvate e rimodulate. Ogni ulteriore ritardo produrrà nuova disoccupazione e caduta dei redditi.
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