
Territorio
Caritas: fondamentale l'aiuto delle parrocchie
Presentati i dati della diocesi di Matera-Irsina
Matera - sabato 20 giugno 2026
1.02
Nella sede della Caritas diocesana, l'Arcidiocesi di Matera-Irsina ha presentato i dati sull'attività a favore dei poveri e delle famiglie in stato di bisogno. Ad aprire i lavori è stato l'arcivescovo mons. Benoni Ambarus, nuovo presidente di Caritas italiana.
L'arcivescovo ha richiamato l'attenzione sul «sommerso del bene», costituito dal lavoro silenzioso di operatori, volontari, associazioni e comunità ecclesiali che ogni giorno accompagnano persone in situazioni di fragilità. Un impegno che, proprio perché vissuto nella discrezione, difficilmente trova spazio nelle statistiche ma rappresenta una componente essenziale della risposta ai bisogni del territorio. Accanto alla gratitudine per quanto viene realizzato, mons. Ambarus ha espresso anche la consapevolezza dei limiti delle risorse disponibili rispetto alla complessità delle richieste. Ha parlato della frustrazione sperimentata da chi opera quotidianamente accanto ai poveri quando si trova a dover riconoscere di non poter offrire tutte le risposte necessarie.
Particolarmente significativa la lettura proposta delle cosiddette «storie diversamente vincenti»: non racconti di successo secondo i criteri abituali, ma percorsi di persone che, pur segnate da dipendenze, povertà, fragilità relazionali o difficoltà economiche, accettano di mettersi in gioco, di lasciarsi accompagnare e di ricostruire gradualmente la propria vita. Nel suo intervento mons. Ambarus ha inoltre indicato la finalità più ampia del lavoro di osservazione e monitoraggio svolto dalla Caritas: aiutare la Chiesa, le istituzioni e la società civile a comprendere meglio le trasformazioni in atto, individuando le fragilità più rilevanti per orientare in modo più efficace le risposte future. Il richiamo conclusivo è stato alla necessità di andare oltre la semplice assistenza, affrontando le cause profonde dei problemi e favorendo percorsi che conducano le persone verso una progressiva autonomia.
Lucia Surano ha illustrato i risultati di una ricerca sociale realizzata attraverso questionari rivolti a parrocchie e associazioni, interviste qualitative e analisi dei dati dell'Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas. L'indagine ha coinvolto trenta parrocchie, 14 associazioni e 23 testimoni privilegiati, consentendo di costruire un quadro articolato delle dinamiche sociali presenti nell'Arcidiocesi di Matera-Irsina. Dalla ricerca emerge anzitutto una forte capacità delle parrocchie di intercettare i bisogni del territorio grazie al loro radicamento nelle comunità locali. Le parrocchie vengono percepite come punti di riferimento stabili, capaci di accompagnare concretamente persone e famiglie e di mantenere relazioni significative con i diversi soggetti del territorio. Allo stesso tempo è emersa una criticità rilevante: la maggior parte delle collaborazioni esistenti si sviluppa in maniera informale e raramente è sostenuta da accordi strutturati o percorsi condivisi di programmazione. Una situazione che, pur testimoniando una notevole vitalità relazionale, rischia di limitare l'efficacia e la continuità delle azioni intraprese.
La ricerca ha inoltre evidenziato alcune fragilità che attraversano le comunità: l'invecchiamento della popolazione, lo spopolamento, la difficoltà nel coinvolgimento delle nuove generazioni e la fatica nel trasformare i destinatari dei servizi in protagonisti attivi della vita comunitaria.
Sul versante dell'Osservatorio delle povertà, nel 2025 sono stati presi in carico 837 nuclei familiari per un totale di circa 2.500 persone assistite. Gli interventi realizzati sono stati 4.865, a fronte di 1.295 bisogni rilevati. I dati mostrano una sostanziale parità tra cittadini italiani e stranieri e confermano una crescente complessità delle situazioni affrontate. La povertà che emerge dal report non è soltanto economica. Si intreccia con problemi abitativi, fragilità lavorative, difficoltà sanitarie, povertà educativa e relazionale. Sempre più frequentemente le persone accompagnate presentano contemporaneamente diversi fattori di vulnerabilità, rendendo necessarie prese in carico articolate e prolungate nel tempo. Particolarmente significativo il dato relativo alla povertà sanitaria, in crescita anche nel territorio diocesano, e quello riguardante la fragilità lavorativa, con una presenza consistente di disoccupati, lavoratori precari e cosiddetti "working poor".
Nel corso del 2025 la Caritas e le parrocchie della diocesi hanno destinato oltre 370 mila euro a interventi di sostegno nelle diverse aree della povertà, dall'abitare alla salute, dall'accoglienza ai servizi di prossimità. Il direttore della Caritas diocesana Don Angelo Gioia ha anzitutto espresso gratitudine verso i volontari, gli operatori delle Caritas parrocchiali e le numerose associazioni presenti sul territorio, riconoscendo in loro il volto concreto di una Chiesa che accoglie, ascolta e accompagna.
L'arcivescovo ha richiamato l'attenzione sul «sommerso del bene», costituito dal lavoro silenzioso di operatori, volontari, associazioni e comunità ecclesiali che ogni giorno accompagnano persone in situazioni di fragilità. Un impegno che, proprio perché vissuto nella discrezione, difficilmente trova spazio nelle statistiche ma rappresenta una componente essenziale della risposta ai bisogni del territorio. Accanto alla gratitudine per quanto viene realizzato, mons. Ambarus ha espresso anche la consapevolezza dei limiti delle risorse disponibili rispetto alla complessità delle richieste. Ha parlato della frustrazione sperimentata da chi opera quotidianamente accanto ai poveri quando si trova a dover riconoscere di non poter offrire tutte le risposte necessarie.
Particolarmente significativa la lettura proposta delle cosiddette «storie diversamente vincenti»: non racconti di successo secondo i criteri abituali, ma percorsi di persone che, pur segnate da dipendenze, povertà, fragilità relazionali o difficoltà economiche, accettano di mettersi in gioco, di lasciarsi accompagnare e di ricostruire gradualmente la propria vita. Nel suo intervento mons. Ambarus ha inoltre indicato la finalità più ampia del lavoro di osservazione e monitoraggio svolto dalla Caritas: aiutare la Chiesa, le istituzioni e la società civile a comprendere meglio le trasformazioni in atto, individuando le fragilità più rilevanti per orientare in modo più efficace le risposte future. Il richiamo conclusivo è stato alla necessità di andare oltre la semplice assistenza, affrontando le cause profonde dei problemi e favorendo percorsi che conducano le persone verso una progressiva autonomia.
Lucia Surano ha illustrato i risultati di una ricerca sociale realizzata attraverso questionari rivolti a parrocchie e associazioni, interviste qualitative e analisi dei dati dell'Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas. L'indagine ha coinvolto trenta parrocchie, 14 associazioni e 23 testimoni privilegiati, consentendo di costruire un quadro articolato delle dinamiche sociali presenti nell'Arcidiocesi di Matera-Irsina. Dalla ricerca emerge anzitutto una forte capacità delle parrocchie di intercettare i bisogni del territorio grazie al loro radicamento nelle comunità locali. Le parrocchie vengono percepite come punti di riferimento stabili, capaci di accompagnare concretamente persone e famiglie e di mantenere relazioni significative con i diversi soggetti del territorio. Allo stesso tempo è emersa una criticità rilevante: la maggior parte delle collaborazioni esistenti si sviluppa in maniera informale e raramente è sostenuta da accordi strutturati o percorsi condivisi di programmazione. Una situazione che, pur testimoniando una notevole vitalità relazionale, rischia di limitare l'efficacia e la continuità delle azioni intraprese.
La ricerca ha inoltre evidenziato alcune fragilità che attraversano le comunità: l'invecchiamento della popolazione, lo spopolamento, la difficoltà nel coinvolgimento delle nuove generazioni e la fatica nel trasformare i destinatari dei servizi in protagonisti attivi della vita comunitaria.
Sul versante dell'Osservatorio delle povertà, nel 2025 sono stati presi in carico 837 nuclei familiari per un totale di circa 2.500 persone assistite. Gli interventi realizzati sono stati 4.865, a fronte di 1.295 bisogni rilevati. I dati mostrano una sostanziale parità tra cittadini italiani e stranieri e confermano una crescente complessità delle situazioni affrontate. La povertà che emerge dal report non è soltanto economica. Si intreccia con problemi abitativi, fragilità lavorative, difficoltà sanitarie, povertà educativa e relazionale. Sempre più frequentemente le persone accompagnate presentano contemporaneamente diversi fattori di vulnerabilità, rendendo necessarie prese in carico articolate e prolungate nel tempo. Particolarmente significativo il dato relativo alla povertà sanitaria, in crescita anche nel territorio diocesano, e quello riguardante la fragilità lavorativa, con una presenza consistente di disoccupati, lavoratori precari e cosiddetti "working poor".
Nel corso del 2025 la Caritas e le parrocchie della diocesi hanno destinato oltre 370 mila euro a interventi di sostegno nelle diverse aree della povertà, dall'abitare alla salute, dall'accoglienza ai servizi di prossimità. Il direttore della Caritas diocesana Don Angelo Gioia ha anzitutto espresso gratitudine verso i volontari, gli operatori delle Caritas parrocchiali e le numerose associazioni presenti sul territorio, riconoscendo in loro il volto concreto di una Chiesa che accoglie, ascolta e accompagna.
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