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Territorio

Confapi e Cna, sulla Tari urge incontro al Comune

Tributo troppo penalizzante per le imprese che chiedono un tavolo di confronto

Imprese sul piede di guerra contro la Tari. Le associazioni di categoria che rappresentano le piccole e medie imprese, Confapi e Cna, non si rassegnano e chiedono ancora una volta al governo cittadino la possibilità di ridiscutere i criteri scelti per il pagamento della tassa sui rifiuti.

Una vicenda che prende le mosse già dall'aumento giudicato spropositato della Tari per l'anno 2018, sul quale Confapi e Cna si erano già espresse, chiedendo nello scorso autunno, con immediatezza, l'insediamento di un tavolo di confronto con l'amministrazione comunale per ridiscutere le scelte della giunta De Ruggieri e rettificare il Regolamento comunale in tema di rifiuti. Richiesta finora rimasta lettera morta, nonostante la disponibilità dichiarata dal primo cittadino a confrontarsi con i rappresentanti delle imprese.

Le questioni sono tante e tutte di estrema importanza per i settori produttivi della città, che accusano una disparità tra quanto dovuto e quanto pagato, anche a fronte di un servizio, per certi versi, "inesistente".

Innanzitutto, le imprese lamentano, per le aree industriali, la doppia spesa della Tasi e delle spese di gestione del Consorzio per lo Sviluppo Industriale, che incidono notevolmente sui costi sopportati dalle aziende.

Poi c'è la questione che riguarda la tassazione dei depositi e dei magazzini e quella che riguarda il collegamento tra la Tari e il servizio di raccolta.

Su questi due punti bisognerà mettere mani al regolamento comunale quanto prima, perché il dispositivo dell'ente contiene un lunghissimo elenco di rifiuti speciali assimilati agli urbani che penalizza oltremodo le imprese, che –dicono Massimo De Salvo e Leonardo Montemurro, rispettivamente Presidente di Confapi e Cna- tra l'altro smaltiscono i rifiuti speciali tramite operatori privati.

Inoltre, andrebbero ben definite le aree tassabili, anche per evitare che si crei confusione tra aree operative e quelle di pertinenza e accessorie. Su quest'ultimo tema, secondo i due esponenti delle associazione degli imprenditori, si potrebbe adottare il metodo della "tariffazione puntuale", così come avviene già nella città di Trento, dove le imprese non pagano in base alla superficie che occupano, ma solo in virtù dei rifiuti che producono.

"Nel 2018 il Consiglio Comunale assunse una decisione politica che ha penalizzato le imprese in quanto ha ripartito la Tari al 50% tra utenze domestiche e utenze non domestiche, ignorando volutamente il fatto che il numero delle imprese è notevolmente inferiore a quello delle famiglie, quindi la tassa ha finito per gravare oltremisura proprio sulle aziende, a fronte di un servizio di raccolta scadente o del tutto assente come nell'area industriale della Martella"- sottolineano De Salvo e Montemurro, che si augurano che il sindaco De Ruggieri, insieme all'assessore competente al ramo Giuseppe Tragni, vogliano quanto prima tener fede alla parola data e incontrare le associazioni di categoria degli imprenditori per un discutere della modifiche da apportare al Regolamento comunale in materia di rifiuti, così da non penalizzare la parte produttiva della città.
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