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Economia lucana come 15 anni fa

Calano i consumi e aumentano le procedure fallimentari

Tempi difficili per l'economia lucana.

Secondo i dati forniti da Prometeia e diffusi da Unioncamere Basilicata nel primo semestre del 2013 in tutta le regione è stato registrato un peggioramento dello scenario congiunturale.
"La riduzione reale del Pil regionale per il 2013 – si legge nella nota diffusa da Unioncamere- è stata ampliata rispetto alle stime di maggio e portata dal -2,5 al -2,9%; contemporaneamente, la modestissima ripresa attesa per il 2014 (+0,3%) è stata ridotta ad appena il +0,1%. In termini assoluti, il Pil stabilirà il nuovo "minimo" dall'inizio della crisi, attestandosi sui livelli di 15 anni fa".

"Il cedimento dell'economia lucana, purtroppo, risulta molto più accentuato di quello prospettato per l'economia italiana e di quello del Mezzogiorno, a causa della persistente debolezza della domanda interna - rileva il presidente di Unioncamere Basilicata, Pasquale Lamorte - I consumi delle famiglie, penalizzati dalle condizioni molto negative del mercato del lavoro regionale, continuano infatti a scendere, mentre l'industria arretra e il mancato effetto di traino esercitato dalla domanda estera rimanda al 2014 i primi timidi segnali di ripresa. Cogliamo come un segno di reazione da parte delle imprese il saldo positivo sulla nati-mortalità aziendale, ma guardiamo con preoccupazione al dato del credito (che evidenzia un'ulteriore stretta) e a quello delle insolvenze, giunte ormai oltre i livelli di guardia. Il quadro a tinte fosche della nota richiama dunque ancora una volta la necessità di una immediata riflessione in grado di produrre proposte programmatiche per il breve e il medio periodo, individuando le linee strategiche prioritarie per evitare che la prolungata emergenza assuma i contorni dell'irreversibilità. E' auspicabile, quindi, un ragionamento rigoroso e ad ampio raggio, cui non dovrebbero sottrarsi neanche i futuri amministratori regionali".

Analizzando nello specifico i dati si riscontra che "secondo le ultime rilevazioni ISTAT sulle forze di lavoro, l'occupazione complessiva è diminuita dell'1,3% nel I trimestre e del 3,2% nel II, rispetto agli stessi periodi del 2012; in termini assoluti, tali andamenti hanno prodotto la cancellazione di circa 4mila posti di lavoro nei primi 6 mesi di quest'anno. Di segno negativo, tuttavia, anche il trend della disoccupazione: -7,0 e -5,3% le variazioni tendenziali, rispettivamente, nella prima e seconda frazione dell'anno, per uno stock di senza lavoro che, nella media del semestre, si è ridotto di circa 2 mila unità rispetto a quello registrato nel corrispondente periodo del 2012. Il contestuale forte aumento degli inattivi in età lavorativa (quasi 3 mila unità in più) suggerisce l'ipotesi che alla base della mancata crescita della disoccupazione vi sia un riesplodere dei fenomeni di scoraggiamento, con l'"uscita" dal mercato del lavoro, anche solo temporanea, di molti soggetti inoccupati".
Per fortuna però le dinamiche demografiche delle imprese non agricole segnalano un significativo recupero del numero di nuove iscrizioni rispetto allo stesso periodo del 2012 (da 1.428 a 1.648, per un incremento relativo del 6,2%) e una lieve flessione delle cessazioni, passate da 1.493 a 1.477 (+17,9%).

Il saldo tra nuove attività e imprese he chiudono i battenti nel I semestre è tornato quindi in positivo, attestandosi a +171 unità, mentre nell'anno precedente le chiusure aziendali avevano superato le nuove aperture di 65 unità.
"In questo scenario, però, a certificare la persistente durezza della crisi restano i dati dei fallimenti e il bilancio anagrafico del comparto artigiano, che continua a registrare valori decisamente negativi. Per le crisi d'impresa, i primi 6 mesi del 2013 hanno visto aumentare del 13,8% le aperture di procedure fallimentari, corrispondenti a 33 imprese che hanno portato i libri in tribunale. Sul fronte artigiano, il saldo tra iscrizioni e cancellazioni ha segnato -177 unità nel semestre, mentre nell'intero 2012 la perdita "netta" era stata di 231 unità. Le società di capitale mantengono, invece, una discreta vitalità e, nella prima metà del 2013, hanno ulteriormente accelerato, con 406 nuove iscrizioni (il 35% in più rispetto al 2012) e soltanto 120 cancellazioni, per un saldo pari quindi a +286".
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