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Cronaca

Guerra in Medio Oriente, primi aumenti di costi in agricoltura

L'allarme di Cia Potenza e Matera

La guerra in Medio Oriente inizia a mettere in difficoltà alcuni settori produttivi. Sono già in allarme l'edilizia, le costruzioni e l'autotrasporto. E arrivano segnali preoccupanti anche dall'agricoltura. Secondo la Cia, "i prezzi di fertilizzanti, energia elettrica e carburanti hanno registrato un incremento medio del +35%, portando l'agricoltura regionale in una situazione di vero e proprio "profondo rosso" proprio nel periodo più intenso delle attività nei campi".

Una situazione che preoccupa fortemente Cia-Agricoltori Italiani, il cui presidente nazionale Cristiano Fini ha lanciato un appello alle Regioni: «Chiediamo ai Consigli regionali un intervento concreto, a partire dalla nostra proposta di Ordine del Giorno. Serve un impegno immediato per fermare le speculazioni e sostenere i comparti agricoli più colpiti». Al centro del documento presentato da Cia alle Regioni c'è la richiesta di attivare tavoli di monitoraggio permanenti per contrastare rincari ingiustificati lungo tutta la filiera, in particolare sui carburanti, a tutela sia dei produttori sia dei consumatori. L'organizzazione agricola sollecita inoltre un'azione coordinata a livello nazionale, chiedendo al Governo – attraverso la Conferenza Stato-Regioni – risorse immediate e misure compensative per i settori più in sofferenza.

Parallelamente, Cia chiede di rafforzare il pressing sulle istituzioni europee affinché adottino misure anticrisi straordinarie, scorporando gli interventi per l'emergenza energetica dai vincoli del Patto di stabilità e crescita.
L'impatto dei rincari energetici è particolarmente pesante per diversi comparti del settore primario, tra cui serricoltura, cerealicolo e zootecnia da latte, già messi a dura prova dalla crisi degli input tecnici, con fertilizzanti sempre più difficili da reperire e a costi proibitivi. Una situazione che rischia di avere ripercussioni anche sulla tenuta economica, sociale e ambientale delle aree rurali. «Siamo nel pieno della primavera, periodo di semine e lavorazione della terra. Questa crisi non ferma solo i trattori, ma compromette l'agricoltura e la sicurezza alimentare», ha aggiunto Fini. «Gli agricoltori restano l'anello più esposto della filiera e non hanno la possibilità di trasferire gli aumenti sui prezzi di vendita. Produrre in perdita significa chiudere».

Su questi temi interviene anche il presidente di Cia Potenza, Giambattista Lorusso, che sottolinea come «sia necessario contrastare con ogni mezzo fenomeni speculativi sui carburanti». Alla crisi energetica, infatti, si somma quella degli input tecnici, in particolare dei fertilizzanti, la cui produzione e disponibilità dipendono fortemente dal costo del gas e dalle dinamiche del commercio internazionale. Il comparto agricolo – precisa Lorusso – si trova in una fase cruciale con l'avvio delle campagne produttive. Per portare avanti le lavorazioni è indispensabile un utilizzo intensivo di carburanti per le operazioni in campo e di concimi e prodotti fitosanitari».

Ancora una volta l'imprenditore agricolo si trova schiacciato tra l'impennata dei costi di produzione e l'impossibilità strutturale di trasferire gli aumenti sul prezzo finale, con il rischio concreto di lavorare in perdita e compromettere la continuità aziendale.

Per questo Cia Potenza e Matera chiede l'attivazione di un monitoraggio permanente su scala regionale, in collaborazione con le autorità competenti, per evitare che la crisi internazionale diventi un pretesto per rincari ingiustificati. Allo stesso tempo è necessario attivare misure compensative e risorse adeguate a sostegno dei comparti agricoli più vulnerabili. L'organizzazione rinnova infine l'appello ai capi di Stato e di Governo affinché, in vista del prossimo Consiglio europeo, vengano adottate misure anticrisi rapide e concrete per sostenere il settore primario e garantire la sicurezza alimentare.
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