Natuzzi, operai al lavoro
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Scuola e Lavoro

Natuzzi, ancora 400 persone a rischio esubero

Paolicelli (Feneal-Uil) sul nuovo accordo: “I facili entusiasmi delle istituzioni non interessano un loro ricollocamento”.

Dopo il nuovo accordo tra le regioni Puglia e Basilicata e il ministero dello sviluppo economico sul rilancio della Natuzzi, si prospettano nuove opportunità per l'azienda. Ma non sul fronte occupazionale, settore che soffre perennemente e su cui bisogna intervenire urgentemente. Di fatti l'altra faccia dell'attività aziendale parla di 425 lavoratori, del distretto di Ginosa, che sono a rischio esubero e per ora senza speranza di ricollocazione.

A lanciare l'allarme è il segretario provinciale della Feneal-Uil, Domenico Paolicelli: "I facili entusiasmi, che si evincono dalle dichiarazioni delle istituzioni a mezzo stampa sul nuovo accordo, purtroppo non riguardano i circa 400 lavoratori dello stabilimento di Ginosa a rischio esubero".

Il sindacalista fa il punto della situazione: "Le 1800 unità lavorative, che le Regioni dichiarano adesso di aver salvato, interessano l'accordo andato a buon fine del 2013. Infatti a maggio 2015 sono entrate in Natuzzi con contratto di solidarietà 1800 unità, di cui 1400 collocate in produzione e 200 negli uffici". Dunque, nessuna illusione per i restanti 400: "Molti dei dipendenti a rischio – afferma Paolicelli - che molto probabilmente dovranno chiedere l'incentivo alla mobilità, adesso guardano con fiducia alle dichiarazioni del presidente Pittella e dell'assessore pugliese Capone. Ma devono sapere che non sono inglobati nell'accordo".

L'appuntamento della Feneal Uil per scongiurare la mobilità di una parte dei 400 è previsto per il 30 settembre a Roma, "per verificare a che punto sono quelle aziende che erano disponibili ad insediarsi sul territorio, con il fine di assorbire circa 70 unità lavorative". Invece per il 15 ottobre, sempre in merito alla situazione ginosina, è fissato l'incontro tra l'azienda, la Regione Puglia e la provincia di Taranto. Appuntamenti decisivi per le unità a rischio esubero, molto preoccupate per il loro futuro.
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