Pasquale Natuzzi
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Territorio

Natuzzi: piano industriale respinto dai sindacati

Incontro al Ministero. Si prevedono esuberi e la chiusura di due stabilimenti

Ieri, a Roma, al Mimit (Ministero delle imprese e del made in Italy) è stato illustrato alle istituzioni regionali e alle organizzazioni sindacali il piano industriale di rilancio 2026-2028 di Natuzzi, azienda operante nel settore dell'arredamento di alta gamma con stabilimenti in Basilicata e Puglia e oltre 1.800 lavoratori, volto ad affrontare le difficoltà presenti sui mercati internazionali. L'azienda ha presentato i punti cardine della strategia per i prossimi anni prevedendo un programma di investimenti, efficientamento produttivo, riduzione dei costi e riorganizzazione della rete dei punti vendita.

Durante il tavolo, le organizzazioni sindacali hanno chiesto di avviare un confronto sul piano industriale in tutte le sue articolazioni, dichiarando di condividere gli obiettivi generali ma non le modalità individuate dall'azienda per il loro raggiungimento.

Al termine della riunione, le strutture tecniche del Mimit - preso atto della disponibilità di Natuzzi ad avviare un dialogo con le parti sociali e a riconsiderare alcuni aspetti del piano industriale - hanno convocato un nuovo incontro per il 25 febbraio per definire un piano di lavoro condiviso finalizzato alla salvaguardia ed allo sviluppo di una delle più importanti eccellenze del Made in Italy.

I sindacati non condividono il piano.

Comunicato della Fillea Cgil Puglia
Nel corso dell'incontro svoltosi oggi, lunedì 22 dicembre, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l'azienda Natuzzi Spa, rappresentata dall'amministratore unico Pasquale Natuzzi, ha annunciato 479 esuberi insieme alla presentazione del piano industriale 2026–2028 che prevede anche la chiusura di due siti produttivi.

Un piano definito "lacrime e sangue" dalla Fillea Cgil Puglia, in cui è assente qualunque forma di investimento per il futuro. "Questa proposta è evidentemente inaccettabile per noi - afferma Ignazio Savino, Segretario generale della categoria sindacale regionale del legno - dato che, se davvero si vuole guardare al 2028, bisogna farlo difendendo un'occupazione di qualità, fatta da operatori specializzati, e gli stabilimenti in Italia, riportando qui i volumi produttivi e internalizzando il lavoro affidato ai contoterzi. L'azienda invece, nonostante l'importante investimento pubblico ricevuto negli anni per garantire il suo rilancio, pensa di poter scaricare ancora una volta sui lavoratori i costi di una crisi.

Chiediamo quindi - conclude Savino - il ritiro delle scelte aziendali presentate finora e, fino alla riconvocazione del tavolo ministeriale, prevista il 25 febbraio, diffidiamo l'azienda dal compiere alcuna azione unilaterale come spostamenti di macchinari, trasferimenti di attività o decisioni irreversibili.

Nel frattempo, grazie al sostegno dimostrato anche in questa sede dalla Regione Puglia e su sollecitazione del Ministero, il 9 gennaio ci rivedremo presso l'ente regionale, per il primo incontro tra azienda e organizzazioni sindacali per entrare nel merito delle questioni tecniche modificando un piano ad oggi per noi inaccettabile. In quella sede bisognerà chiarire obiettivi, investimenti, volumi produttivi e tempistiche, evitando fughe in avanti.

Da parte nostra, siamo disponibili a rivedere il piano per renderlo sostenibile per lavoratori e territorio. Qualora ciò non dovesse essere garantito, siamo pronti a mettere in campo tutte le forme di mobilitazione e di lotta necessarie a difesa delle condizioni di 2000 lavoratori diretti, degli altri migliaia dell'indotto, e della produzione nel Mezzogiorno e della seconda azienda regionale per numero di addetti".
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