Sgombero in via Casalnuovo strada chiusa al traffico
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Vita di città

Sgomberato edificio in via Casalnuovo, è polemica

Già interessato dal medesimo provvedimento, sarà l'effetto vico Piave?

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Una complicata questione tra burocrazia, poca chiarezza e sicurezza. Così si può sintetizzare la vicenda del palazzo in via Casalnuovo, che comprende i civici 41, 55 e 57. Sgomberate lo scorso 25 gennaio 2014, ma per la terza volta.

La vicenda ha gli albori nel lontano 2004, quando l'ingegner Raffaele Francesco Padrone acquista i locali in via Casalnuovo 55 e 57. Nello stesso tempo la famiglia Catoggio acquista due cantine al di sotto di entrambe le abitazioni ed inizia ad effettuare dei lavori inerenti una cisterna, contestati da Padrone e per i quali una causa civile ha stabilito la ragione dell'ingegnere. Intanto, i residenti del civico 41 chiamano il Comune e intervengono i Vigili del Fuoco odendo scricchiolii. L'8 marzo 2005 interviene anche l'ingegnere comunale Lamacchia Acito, con la dichiarazione dei residenti del civico 41 con lesioni apparse improvvisamente. "Lesioni vecchie perchè piene di furigine, ragnatele e nascoste da grandi plafoni" spiega Padrone.

Dunque l'ordinanza di sgombero arriva l'8 aprile 2005 per pericolo di crollo a firma del sindaco Porcari - "Non era poi così tanto urgente" incalza Padrone - Un'ordinanza che, tra l'altro, interviene su diversi locali, anche diversi da quelli della struttura interessata. A questo punto c'è il ricorso al Tar dell'ingegner Padrone. Mentre nel civico 41 si continua ad abitare e la strada non viene transennata.

Parte anche la denuncia penale per l'illegittimità dell'Ufficio Sassi e contro il sindaco da parte di Padrone. Viene nominato un Ctu (Consulente tecnici d'ufficio) dalla Procura delle Repubblica. "Quadro fessurativo c'è, ma non il pericolo di crollo" è la prima decisione, ma non essendo molto chiara interviene un nuovo Ctu a fine 2006. L'ingegner Rosa di Avigliano, che spiega come "non ci sono pericoli di crollo, le eventuali lesioni dono dovute a alluvioni e infiltrazioni". Viene archiviata la Pubblica amministrazione, ed a giudizio va solamente la famiglia Catoggio.

Nel frattempo, nasce una nuova causa, quella della famiglia del civico 41 contro Padrone, per danni di 400 mila euro, per aver dovuto acquistare una nuova casa. Ma nel frattempo ci abitavano, residenza attestata dai Carabinieri.

A questo punto interviene nuovamente il Comune, chiamando in causa diversi ingegneri. Nessuno ammette il pericolo di crollo perchè "nessuna delle lesioni presenti e documentate sono sulle strutture portanti, e dunque non portano nessun pericolo alla struttura" riprende Padrone.

L'ultima perizia del Tribunale civile è ancora in corso, da parte di un ingegnere di Bari. Pare anche in questo caso non ci siano pericoli. I danni rilevati posso essere solamente di natura civile. Il suggerimento è quello di operare comunque con i lavori di ristrutturazione. Negli ultimi giorni, un residente esterno al palazzo, ha indicato ai Vigili del Fuoco una lesione. "Una lesione originata nel 1929" spiega documentando con foto Padrone.

"Ora, essendoci il 16 marzo 2014 la prossima causa, nella quale è parte anche l'amministrazione, si è voluto riparare ad anni di ritardo con una decisione che sia chiara". Una dichiarazione, questa del signor Padrone, seguita ad un intenso scambio di battute con il sindaco.

Sicuramente strascichi della vicenda di vico Piave sono ancora chiari in città, in tutte le componenti. Intanto, l'ingegnere proprietario dei civici 55 e 57 ha iniziato a svolgere i lavori di messa in sicurezza all'esterno del palazzo, mentre via Casalnuovo, all'altezza dell'incrocio con via Buozzi, resta chiusa al traffico.
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