Incidente mortale
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Cronaca

Stretta contro il caporalato dopo la strage ad Amendolara

Sotto osservazione le campagna del Metapontino

I sindacati Cgil, Cisl e Uil della Basilicata hanno presentato una richiesta unitaria al prefetto di Matera, Maria Carolina Ippolito, per convocare un tavolo tecnico in sede di comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico, finalizzato al contrasto del lavoro nero e del caporalato. La nota è l'immediata conseguenza della strage di Amendolara (Cosenza) in cui sono stati uccisi, bruciati vivi in auto, quattro lavoratori stagionali di nazionalità afghana e pakistana che facevano base a Villapiana e si spostavano nelle campagne delle province di Matera e Cosenza per la raccolta dei prodotti agricoli come le fragole del Metapontino.

Il caporalato è una piaga nell'area agricola che si estende dal Metapontino all'area di Sibari.

La strage di Amendolara è legata a doppio filo alla tragedia stradale, in cui hanno perso la vita quattro braccianti indiani, nello scontro fra un'auto e un camion il 4 ottobre scorso a Scanzano Jonico sulla strada statale 598 Fondovalle dell'Agri (nella foto). Erano in dieci i braccianti a bordo di un'auto che ne poteva contenere sette. Partendo da qui la Procura di Matera ha indagato sulle condizioni di sfruttamento dei braccianti che si spostano regolarmente tra Calabria e Basilicata, per le attività agricole stagionali, soprattutto nell'area del Metapontino in provincia di Matera.

Con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e violenza privata, ai danni di numerosi lavoratori stranieri impiegati nei campi agricoli del comprensorio lucano, quattro cittadini pakistani sono stati arrestati. A fondamento delle misure cautelari, scattate nel mese di dicembre, sono state indicati il pericolo di reiterazione di condotte analoghe di sfruttamento e il rischio di inquinamento probatorio attraverso condotte intimidatorie nei confronti dei lavoratori. Ascoltando varie persone, è emerso un contesto in cui gli indagati sono accusati di aver reclutato e impiegato manodopera straniera per la raccolta di prodotti agricoli, in particolare fragole, in terreni in diversi Comuni lucani. I lavoratori, in base alle accuse, sono stati ospitati in alloggi sovraffollati e in condizioni abitative ritenute degradanti, con servizi igienici insufficienti e precarie condizioni igienico-sanitarie. Inoltre avrebbero percepito retribuzioni notevolmente inferiori ai parametri contrattuali, con paghe giornaliere ritenute sproporzionate rispetto alle ore effettivamente lavorate. Dopo l'incidente mortale, alcuni dei sei lavoratori feriti hanno subito pressioni е minacce da parte degli indagati, anche gravi, allo scopo di indurli a non collaborare con gli inquirenti, per fornire una versione dei fatti diversa e addirittura indicare quale caporale una delle vittime della tragedia e farlo passare come organizzatore del trasporto.

Sono stati ascoltati vari braccianti, soprattutto indiani (alcuni ospitati in località protette indicate dall'ente anti-tratta delle Regione Basilicata) e altri che si sono presentati spontaneamente. Dalle indagini è emerso tutto il contesto di sfruttamento, sia per le condizioni di vita (alloggi sovraffollati, non idonei) sia per le paghe inferiori rispetto alle ore lavorate. I braccianti venivano impiegati con orari di lavoro particolarmente gravosi, spesso dalle prime ore del mattino e talvolta anche nei giorni festivi, con limitati periodi di riposo e senza le tutele in materia di sicurezza sul lavoro, né formazione o dispositivi di protezione.
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