Concerto di Capodanno
Concerto di Capodanno "L'Anno che verrà" in diretta su Rai Uno (Foto Daniele Conte)
Politica

Capodanno RAI (Basilicata): un "capriccio" improduttivo da circa mezzo milione di euro all'anno

Dura disamina a firma di Giuseppangelo Canterino, dirigente nazionale Fratelli d'Italia

Se qualcuno pensava che un evento estemporaneo e scarsamente incisivo, come il capodanno Rai, potesse essere la "rampa di lancio" o la "vetrina" per lo sviluppo della Basilicata, evidentemente si sbagliava di grosso.

L'evento, fortemente voluto dal presidente Pittella e giunto alla sua terza edizione, continua a costarci caro e dimostra di essere - anno dopo anno - un inutile apporto all'economia della nostra regione.

Ospitare la trasmissione "L'anno che verrà" ha richiesto, e richiede, quasi mezzo milione di euro. La Giunta regionale ha difatti erogato 359mila euro a favore del Comune di Maratea e 120mila a favore dell'APT (l'Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata).

L'organizzazione targata Rai, tuttavia, non è parsa all'altezza di tali cifre, poiché parte del suo operato è risultato discutibile (direzione artistica e designazione del cast sembrano non aver convinto la rete) e non privo di svarioni, specie quando la cantante Patty Pravo ha augurato pubblicamente "buon 1918" o quando altri due artisti hanno scambiato Maratea e Venosa rispettivamente per Matera e Canosa.

In buona sostanza possiamo affermare che si sia trattato, ancora una volta, di soldi pubblici spesi soprattutto per il divertimento dei consumisti italici (o, a pensarla peggio, per propaganda politica) e solo in minima parte investiti per qualcosa che sia riconducibile alla cultura o all'economia della regione.

Sebbene l'impiego di questi fondi fosse originariamente orientato alla "valorizzazione del territorio mediante iniziative di comunicazione per Matera-Basilicata 2019", dal 2015 (anno del primo spettacolo svoltosi in Basilicata) ad oggi lo scenario economico-sociale della regione non ha registrato alcun trend positivo, mantenendo - anzi - connotazioni alquanto negative.

Secondo gli ultimi dati Istat, la Basilicata continua ad essere la terza regione più povera d'Italia (preceduta solo da Sicilia e Calabria), in cui una famiglia su cinque vive in condizioni di povertà assoluta (il 21,2% delle famiglie lucane campa, cioè, con meno di 1.061 euro al mese).

Il tasso di disoccupazione è altissimo (13,3% quello generale, circa il 40% quello giovanile), le attività continuano a chiudere, la popolazione invecchia e la mortalità - unita allo spopolamento - domina incontrastata (aumenta solo il numero dei rifugiati; il turismo, invece, resta concentrato solo in alcune aree). Insomma, lontana dai filtri televisivi, la Basilicata si presenta depredata, isolata, priva di servizi e di infrastrutture all'avanguardia (strade insicure, linea ferroviaria inefficiente, aeroporto inagibile).

Al netto delle ingenti risorse ivi presenti e delle enormi potenzialità, la Basilicata è una terra paradossalmente povera e vittima di una gestione politico-istituzionale sciagurata. Da "pubblicizzare", perciò, ci sarebbe poco o nulla. Ma tutto questo, evidentemente, al presidente Pittella (e alla sua Giunta) sfugge o non interessa.

La classe dirigente locale - lo si nota con facilità - continua a puntare sul "superfluo", trascurando i problemi reali dei territori e accentuando ancora di più quel divario Nord-Sud che tiene viva la cosiddetta "questione meridionale", ovvero la situazione di sottosviluppo economico che rèlega la nostra regione in un limbo da cui ci vorranno decenni per venirne fuori.

Un pessimo esempio di capacità programmatica e gestionale, di cui - presto o tardi - l'attuale Governo regionale sarà chiamato a rispondere di fronte agli elettori.
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