
Scuola e Lavoro
Vertenza Callmat: tutto in sospeso
I sindacati tornano alla carica per riprendere confronto a Roma
Matera - lunedì 7 settembre 2026
22.03 Comunicato Stampa
"La vertenza CallMat deve tornare immediatamente al centro dell'interlocuzione istituzionale. Il MIMIT assuma la regia nazionale, convochi tutti i soggetti coinvolti e trasformi il confronto in un percorso concreto di salvaguardia e rilancio occupazionale". È quanto chiedono Anna Russelli (SLC-CGIL), Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni), Vincenzo Piccinni (FISTel-CISL) e Giovanni Letterelli (UILFPC), intervenendo sulla situazione dei circa 350 lavoratori CallMat.
"Le Organizzazioni Sindacali – dichiarano – non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali sulla ripresa della trattativa. Non è più accettabile che lavoratori e famiglie restino sospesi nell'incertezza. Serve una svolta, e deve arrivare dalle istituzioni. Chiediamo al MIMIT di assumere pienamente il ruolo di riferimento nazionale della vertenza, garantendo una regia autorevole, stabile e orientata alle decisioni. Il Ministero deve convocare azienda, Regione Basilicata, Organizzazioni Sindacali e committenza, affrontando la vertenza nella sua dimensione industriale e occupazionale. CallMat opera anche sulla base di ordinativi riconducibili a TIM: occorre quindi chiarezza su commesse, volumi, continuità delle attività e prospettive della filiera. Fin dal primo momento – sottolineano i segretari – abbiamo indicato nella digitalizzazione uno dei pilastri della riconversione e del rilancio industriale del sito di Matera. Per noi digitalizzare non significa semplicemente introdurre nuove tecnologie. Significa salvare attività, difendere l'occupazione esistente, valorizzare e aggiornare le competenze e creare nuove professionalità e nuovi posti di lavoro. Questa è la prospettiva industriale che abbiamo chiesto di costruire: trasformare la riorganizzazione in un'occasione di rilancio, facendo della digitalizzazione uno strumento per produrre lavoro stabile e qualificato, non per ridurlo. In questo percorso – ricordano – la Regione Basilicata ha messo sul tavolo risorse significative, dichiarando nell'ultimo incontro tra le parti la disponibilità a mantenerle congelate e a disposizione per sostenere la riconversione industriale e digitale del sito di Matera. Quelle risorse non possono restare ferme mentre 350 lavoratori aspettano. Devono diventare progetti, investimenti e occupazione."
In questo quadro, "va verificata anche ogni concreta prospettiva collegata all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, inserendola in una strategia complessiva di sviluppo e salvaguardia del sito. Il prossimo tavolo al MIMIT deve produrre decisioni e non altri aggiornamenti. Chiediamo un cronoprogramma operativo con scadenze, obiettivi, responsabilità e verifiche periodiche. Ogni scadenza dovrà produrre un risultato. Ogni impegno dovrà essere verificato. Non accetteremo che il tempo venga utilizzato per rinviare le decisioni. Su questo siamo categorici: non dobbiamo arrivare al 31 dicembre 2026 per ritrovarci nuovamente ad agonizzare insieme ai lavoratori, senza sapere quale sarà il loro definitivo destino occupazionale. Quella data non può essere l'ennesimo appuntamento con l'incertezza. La soluzione deve essere costruita prima, utilizzando il tempo disponibile per trasformare progetti, risorse e opportunità industriali in garanzie occupazionali concrete. Alla Regione Basilicata chiediamo di mantenere gli impegni assunti e di sostenere con determinazione il percorso di riconversione. All'azienda chiediamo un progetto industriale chiaro. Alla committenza chiediamo di confrontarsi sulle prospettive delle attività e delle commesse. Il futuro di CallMat non può essere affidato a responsabilità scaricate da un soggetto all'altro. Serve una responsabilità condivisa e una regia unica. Le Organizzazioni Sindacali garantiranno un monitoraggio permanente della vertenza, collegato alle scadenze del cronoprogramma. Verificheremo attività, commesse, investimenti, risorse, impegni e ricadute occupazionali, informando costantemente i lavoratori. Se continueranno silenzi, ritardi o risposte insufficienti, attiveremo insieme ai lavoratori un percorso di mobilitazione, coinvolgendo istituzioni, territorio e opinione pubblica.
Chiediamo formalmente al MIMIT di convocare tempestivamente il tavolo nazionale, assumere la regia della vertenza e definire un percorso industriale e occupazionale concreto, nel quale trovino attuazione le opportunità legate alla digitalizzazione, le risorse già messe a disposizione dalla Regione, la continuità delle commesse e ogni possibile prospettiva, compresa quella dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il MIMIT deve governare il percorso. La Regione deve mantenere gli impegni. Azienda e committenza devono dare risposte. Noi continueremo a rappresentare e difendere i 350 lavoratori. Non accetteremo che risorse e progetti rimangano fermi mentre cresce l'incertezza. Non accetteremo che il 31 dicembre 2026 diventi una nuova linea di partenza. A quella data non vogliamo promesse, rassicurazioni o nuovi rinvii. Vogliamo una soluzione industriale definita, attività salvaguardate e occupazione tutelata.
Se questo non accadrà, saranno i lavoratori, insieme alle Organizzazioni Sindacali, a far sentire la propria voce nelle piazze e nelle sedi istituzionali. La vertenza CallMat non sarà semplicemente gestita: deve essere risolta. Il tempo delle attese è finito. Ora servono responsabilità, decisioni e lavoro."
"Le Organizzazioni Sindacali – dichiarano – non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali sulla ripresa della trattativa. Non è più accettabile che lavoratori e famiglie restino sospesi nell'incertezza. Serve una svolta, e deve arrivare dalle istituzioni. Chiediamo al MIMIT di assumere pienamente il ruolo di riferimento nazionale della vertenza, garantendo una regia autorevole, stabile e orientata alle decisioni. Il Ministero deve convocare azienda, Regione Basilicata, Organizzazioni Sindacali e committenza, affrontando la vertenza nella sua dimensione industriale e occupazionale. CallMat opera anche sulla base di ordinativi riconducibili a TIM: occorre quindi chiarezza su commesse, volumi, continuità delle attività e prospettive della filiera. Fin dal primo momento – sottolineano i segretari – abbiamo indicato nella digitalizzazione uno dei pilastri della riconversione e del rilancio industriale del sito di Matera. Per noi digitalizzare non significa semplicemente introdurre nuove tecnologie. Significa salvare attività, difendere l'occupazione esistente, valorizzare e aggiornare le competenze e creare nuove professionalità e nuovi posti di lavoro. Questa è la prospettiva industriale che abbiamo chiesto di costruire: trasformare la riorganizzazione in un'occasione di rilancio, facendo della digitalizzazione uno strumento per produrre lavoro stabile e qualificato, non per ridurlo. In questo percorso – ricordano – la Regione Basilicata ha messo sul tavolo risorse significative, dichiarando nell'ultimo incontro tra le parti la disponibilità a mantenerle congelate e a disposizione per sostenere la riconversione industriale e digitale del sito di Matera. Quelle risorse non possono restare ferme mentre 350 lavoratori aspettano. Devono diventare progetti, investimenti e occupazione."
In questo quadro, "va verificata anche ogni concreta prospettiva collegata all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, inserendola in una strategia complessiva di sviluppo e salvaguardia del sito. Il prossimo tavolo al MIMIT deve produrre decisioni e non altri aggiornamenti. Chiediamo un cronoprogramma operativo con scadenze, obiettivi, responsabilità e verifiche periodiche. Ogni scadenza dovrà produrre un risultato. Ogni impegno dovrà essere verificato. Non accetteremo che il tempo venga utilizzato per rinviare le decisioni. Su questo siamo categorici: non dobbiamo arrivare al 31 dicembre 2026 per ritrovarci nuovamente ad agonizzare insieme ai lavoratori, senza sapere quale sarà il loro definitivo destino occupazionale. Quella data non può essere l'ennesimo appuntamento con l'incertezza. La soluzione deve essere costruita prima, utilizzando il tempo disponibile per trasformare progetti, risorse e opportunità industriali in garanzie occupazionali concrete. Alla Regione Basilicata chiediamo di mantenere gli impegni assunti e di sostenere con determinazione il percorso di riconversione. All'azienda chiediamo un progetto industriale chiaro. Alla committenza chiediamo di confrontarsi sulle prospettive delle attività e delle commesse. Il futuro di CallMat non può essere affidato a responsabilità scaricate da un soggetto all'altro. Serve una responsabilità condivisa e una regia unica. Le Organizzazioni Sindacali garantiranno un monitoraggio permanente della vertenza, collegato alle scadenze del cronoprogramma. Verificheremo attività, commesse, investimenti, risorse, impegni e ricadute occupazionali, informando costantemente i lavoratori. Se continueranno silenzi, ritardi o risposte insufficienti, attiveremo insieme ai lavoratori un percorso di mobilitazione, coinvolgendo istituzioni, territorio e opinione pubblica.
Chiediamo formalmente al MIMIT di convocare tempestivamente il tavolo nazionale, assumere la regia della vertenza e definire un percorso industriale e occupazionale concreto, nel quale trovino attuazione le opportunità legate alla digitalizzazione, le risorse già messe a disposizione dalla Regione, la continuità delle commesse e ogni possibile prospettiva, compresa quella dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il MIMIT deve governare il percorso. La Regione deve mantenere gli impegni. Azienda e committenza devono dare risposte. Noi continueremo a rappresentare e difendere i 350 lavoratori. Non accetteremo che risorse e progetti rimangano fermi mentre cresce l'incertezza. Non accetteremo che il 31 dicembre 2026 diventi una nuova linea di partenza. A quella data non vogliamo promesse, rassicurazioni o nuovi rinvii. Vogliamo una soluzione industriale definita, attività salvaguardate e occupazione tutelata.
Se questo non accadrà, saranno i lavoratori, insieme alle Organizzazioni Sindacali, a far sentire la propria voce nelle piazze e nelle sedi istituzionali. La vertenza CallMat non sarà semplicemente gestita: deve essere risolta. Il tempo delle attese è finito. Ora servono responsabilità, decisioni e lavoro."
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