Il consiglio comunale si schiera con i lavoratori di Natuzzi e Datacontact
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Scuola e Lavoro

Vicenda Natuzzi, Perrino (M5S) interroga la giunta regionale

“Natuzzi dimentica 365 lavoratori. Come la Regione intende sollecitare il reintegro?”

Il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle, Giovanni Perrino, interviene in merito alla vertenza Natuzzi che con il passare del tempo assume contorni sempre più critici. E lo fa presentando un'interrogazione al presidente della Regione Pittella e all'assessore alle attività produttive Liberali nella quale si chiede di sapere "quali azioni o provvedimenti intendano porre in essere per sollecitare la Natuzzi spa a reintegrare in produzione i dipendenti trasferiti presso il sito dismesso di Ginosa, applicando a tutti i dipendenti il contratto di solidarietà o, in mancanza, a rendere pubblici i criteri di scelta dei dipendenti che sono stati posti in Cigs". Perrino chiede inoltre "se la Giunta intende condizionare l'elargizione dei contributi pubblici da parte della Regione Basilicata" al reintegro dei dipendenti.

Perrino ripercorre le tappe storiche del famoso gruppo industriale in una lunga nota."Era il 1959 – racconta il consigliere pentastellato - quando Pasquale Natuzzi da Matera fondava l'omonimo gruppo che, partito dalla sua sede di Santeramo in Colle (Ba), è diventato leader mondiale nella progettazione, produzione e vendita di divani, poltrone, mobili e complementi d'arredo. Agli stabilimenti di Santeramo, Matera, Laterza e Ginosa negli anni si sono aggiunti quelli ubicati in Cina, Brasile e Romania e, dal 1993, il gruppo è quotato anche alla borsa di New York. Ma non è tutto oro quel che luccica".

"Per arrivare a questi eccelsi livelli – aggiunge ancora il consigliere regionale del M5s - il Gruppo Natuzzi ha sposato le spietate logiche del turbo-capitalismo e del dumping sociale e, come spesso accade, a farne le spese sono stati gli operai, soprattutto quelli lucani e pugliesi. Negli ultimi vent'anni, la forza lavoro del Gruppo Natuzzi si è costantemente ridotta passando dai 3.466 dipendenti con contratto di lavoro subordinato del 1997 ai 2.860 del 2013. Natuzzi, poi, dal 13 gennaio 2004 ha fatto ininterrottamente ricorso agli ammortizzatori sociali (in particolare cassa integrazione guadagni straordinaria - Cigs - e cassa integrazione guadagni in deroga), tutte misure a carico del bilancio Inps e, quindi, dello Stato. Negli ultimi due anni sono stati sottoscritti una serie di accordi, sulla carta, mirati alla salvaguardia dell'attività in Italia e al successivo rilancio. Gli accordi prevedono un massiccio utilizzo di contratti di solidarietà con la riduzione del 40 per cento delle ore lavorative per 1918 lavoratori oltre alla realizzazione di percorsi formativi del personale per agevolare i processi di riorganizzazione produttiva. Da questi accordi sono rimasti fuori 365 operai, letteralmente parcheggiati nello stabilimento di Ginosa, stabilimento che, nonostante sia fermo dal novembre 2013, viene definito 'unità di riallocazione'. Per Natuzzi questi 365 operai sono esuberi rispetto ai quali si impegna a procedere all'eventuale 'repechage' per sostituire i lavoratori che dovessero cessare, per qualsiasi motivo, il proprio rapporto di lavoro nei restanti quattro siti produttivi situati a Santeramo in Colle (Ba), Matera e Laterza (Ta). Tuttavia, dai verbali siglati sia presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale che presso il Mise non si desumono i criteri di scelta dei 365 lavoratori che sono stati collocati in Cigs a zero ore e trasferiti in uno stabilimento di Ginosa che, si ribadisce, è stato chiuso nel 2013".

"La vicenda, oltre alla drammaticità della situazione per i 365 lavoratori lasciati in un vero e proprio limbo, assume altri contorni ancora più paradossali. Infatti – aggiunge Perrino - il Gruppo Natuzzi è riuscito a strappare, grazie ad un accordo di programma che vede coinvolti Mise, Regione Puglia e Regione Basilicata, ben 38 milioni di Euro, fondi che serviranno a sostenere gli investimenti della medesima Natuzzi spa da realizzarsi nei predetti complessi industriali di Matera, Santeramo in Colle e Laterza. E' bene sottolineare che si tratta di fondi pubblici, ovvero soldi di tutti i cittadini, e per di più con uno scopo ben preciso. La Regione Basilicata è uno degli attori che ha contribuito all'accordo di programma stanziando risorse per quasi 2,5 milioni di euro: per questo abbiamo chiesto all'Assessore Liberali quali azioni intende mettere in campo per chiedere al Gruppo Natuzzi di ristabilire giustizia per questi 365 lavoratori".

"Crediamo che sia importante – conclude l'attivista pentastellato - mandare un messaggio forte e chiaro ai grandi imprenditori e alle aziende che amano attingere a piene mani dai contributi pubblici, interpretando, e cancellando, a loro piacimento i diritti dei lavoratori, grazie anche al 'Job Act' renziano. Non riteniamo affatto ammissibile scaricare centinaia di lavoratori (e le loro famiglie) in cassa integrazione a 0 ore, proponendo progetti dai nomi ammiccanti ma senza alcuna prospettiva seria e certa. L'unica cosa certa è la scadenza della stessa cassa integrazione, a metà ottobre prossimo. E poi? Che ne sarà di questi lavoratori? Natuzzi ricordi che la dignità dei lavoratori viene prima dei concetti di 'volume', 'margine' o 'riposizionamento del prodotto'. E profitto".
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